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  • Dott.ssa Emilia Beani

Separarsi senza farsi male si può, ma solo con la "separazione collaborativa"


Se dovessi scegliere come raffigurare la separazione sicuramente opterei per la metafora della barca senza capitano, in mezzo ad una tempesta nel Mare del Nord. Una situazione complicata, non per questo irreparabile. La verità è che per portare il vascello in salvo serviranno un buon capitano e un buon timoniere che vadano d'accordo tra di loro. Anche per la separazione è così: senza un avvocato ed un mediatore familiare o psicologo che collaborano sarà più difficile uscire dalla tempesta.

Si chiama "separazione collaborativa" e si tratta di una rivoluzione vera e propria perché ci si è finalmente resi conto di quanto sia importante separarsi "bene" e che la non conflittualità è un grande segno di civiltà.

Un squadra per uscire dalla tempesta

In passato una separazione veniva trattata quasi esclusivamente sotto l'aspetto giuridico. Questo però avveniva senza rendersi conto che l'assenza di uno spazio d'ascolto per le emozioni e le paure generava un grave pericolo: l'aerea delle emozioni poteva invadere e contaminare l'iter giudiziale, rischiando anche di modificare il risultato processuale. Collaborare significa che si opererà in team e che questa squadra sarà costruita proprio per evitare questo pericolo. Per questo l'avvocato si occuperà degli aspetti meramente formali, affiancato da uno psicologo o da un mediatore che invece affronterà con la coppia o con il singolo gli aspetti emozionali della separazione.

Stabilire gli obbiettivi della separazione e raggiungerli

Focalizzare l'ottica sui bisogni dei figli, attraverso interventi sulla coppia genitoriale (se c'è accordo) o su entrambi i genitori separatamente e con figure professionali diverse, significa sostenere la responsabilità genitoriale e mettere al centro il bene dei figli.

Non va però dimenticato il malessere dell'adulto che, se ignorato, può incidere direttamente sulle capacità genitoriali. In quest'ottica occorrerà lavorare per acquisire una maggiore consapevolezza, evitando di intraprendere percorsi giudiziari dettati più dalla rabbia e dal desiderio di "risarcimento" emotivo che da sostanziate richieste correlate ai diritti. Per questo avvocato e mediatore sapranno aiutare la coppia verso la soluzione più ragionevole.

Non possiamo inoltre trascurare il dato allarmante dei drammi della disperazione e della solitudine che negli ultimi anni sono diventati una vera e propria emergenza della nostra società e che si concretizzano in azioni dal risvolto agghiacciante e che spesso sono conseguenza proprio di separazioni o abbandoni.

Il lavoro congiunto avvocato, psicologo e/o mediatore familiare, aggiungerei, potrebbe avere una valenza "preventiva" proprio di quell'acme di disintegrazione del sé e perdita di controllo.

Una collaborazione per evitare la confusione dei ruoli

Questo tipo di "intervento" può rappresentare un ulteriore e indispensabile passo avanti in una presa in carico "globale" rispetto al bisogno di tutela giuridica, ma anche emotiva legata ad un momento così disorientante e a volte traumatico della propria vita. Collaborazione, tengo a precisare, non deve però significare confusione dei ruoli ma un contributo congiunto e condiviso tra specialisti e professionisti che si confrontano mantenendo ognuno la propria specificità e svolgendo, ognuno per la propria parte, un un compito accurato e solidamente competente.

L'accoglimento dell'adulto confuso, tradito, frustato, offeso e spesso incerto, che fluttua fra la sensazione di vuoto e di incapacità e l'onnipotente certezza di poter risolvere tutto da solo, di non aver bisogno del partner che diventa un oggetto da cancellare, consente inoltre di riequilibrare il proprio vissuto e la possibilità di reinventarsi nella nuova e sconosciuta situazione.

Ci troviamo quindi di fronte ad una realtà complessa, di difficile lettura e di altrettanto difficile riduzione in atti scritti ed in provvedimenti di giustizia. La sinergia delle diverse professionalità mette a riparo dall'equivoco che può sorgere focalizzando l'attenzione su uno solo degli aspetti del problema.

Dott.ssa Emilia Beani - Mediatrice Familiare

La Dott.ssa Beani e il Dott. Rombi ricevono presso il Centro Noi@Psiche, a Lavagna.

Contatti: 339 2204140 - unacoppiaperlacoppia@gmail.com

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Una Coppia​ per la Coppia

Dott. Luciano Rombi e Dott.ssa Emilia Beani

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